LA “REGOLA DEI 4dB”

Tra colleghi si discute spesso di certificazione secondo lo standard TIA 568 rispetto a quella eseguita secondo lo standard ISO 11801. Qualcuno afferma che certificare rispetto a TIA sia più “facile”, qualcun altro sostiene il contrario, anche se molti ritengono che non ci sia alcuna differenza.
Com’è in realtà la situazione ? Scegliere uno o l’altro dei due metodi è davvero la stessa cosa ?

È opinione abbastanza diffusa che non ci siano differenze sostanziali tra una certificazione eseguita rispetto allo standard internazionale ISO 11801 e una eseguita rispetto allo standard statunitense TIA 568. In effetti se analizziamo i valori di riferimento dei vari parametri sotto esame, i due standard sono sostanzialmente
allineati e, se ancora oggi permane qualche piccola differenza (il valore limite del NEXT per la Cat. 6A/Classe EA), c’è da ritenere che, come è già avvenuto in passato in situazioni simili, la discrepanza venga presto risolta con l’allineamento di uno standard rispetto all’altro.
In ogni caso, comunque, la differenza tra i due valori non è poi così marcata da produrre risultati globali sensibilmente diversi. In altre parole, se un test fallisce la certificazione rispetto allo standard ISO (il più severo in questo caso), molto probabilmente fallirà anche rispetto allo standard TIA o, quanto meno, il risultato sarà talmente marginale che dovrebbe comunque far nascere legittimi sospetti sulla integrità del link.
Tuttavia una differenza sostanziale tra i due standard esiste e – anche se in casi particolari può portare a risultati decisamente contrastanti per quanto riguarda l’esito della certificazione – è decisamente poco conosciuta. Mi riferisco alla cosiddetta “regola dei 4dB”. Questa regola afferma che fino alla frequenza in corrispondenza della quale l’attenuazione del link (IL = Insertion Loss) raggiunge il valore di 4 dB, i valori misurati per il parametro NEXT non hanno significato e, pertanto, non sono presi in considerazione.
L’applicazione di questa regola si può comprendere meglio osservando il grafico relativo al parametro NEXT nell’esempio di Figura 1: …….

 

 

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2017-10-31T14:18:46+00:00